CRONACHE
- 21 Febbraio 2003
Dalla realtà alla finzione. Al Bertoni Colangelo dirige "Cravattari" di Fortunato Calvino
Il teatro contro l'usura: la denuncia in scena
Giuseppe Falanga
Battipaglia rinnova il suo appuntamento col teatro. Questa volta !'occasione è
insolita come suggerisce il titolo stesso della piece che andrà in scena lunedì
alle 20.30 al teatro Bretoni.
Si tratta di ' Cravattari' scritta da Fortunato Calvino per la direzione artistica
di Gennaro Colangelo. Proposta col contributo dell'associazione Galaxia presieduta
da Nicola Pietrafesa l'opera intende richiamare l'attenzione su un profondo disagio
sociale, tutto condensato nella vicenda esemplare di una famiglia vinta e avvinta
da una spirale di usura e prostituzione. Colangelo cede per questa volta il copione
al drammaturgo Calvino, che sarà tralaltro presente in sala in prima fila per
soddisfare una curiosità: vedere il suo testo sposare la mimica teatrale, vedere
la scrittura originaria assumere rinnovata forma grazie all'imprevedibile
creatività teatrale.
Qui la necessità della ricerca. Appena di passaggio a Battipaglia - ritirerà a
Roma il Premio nazionale Calcante - Fortunato Calvino viene in città a lanciare
un tema che pare più d'altri attuale, dal momento che l'usura, si sa, a Battipaglia
è un dato di fatto.
Gli usurai qui ci sono, come ricordano gli isolati moniti di don Ludovico, parroco
a Belvedere, finora rimasti inascoltati, non perché di strozzini a Battipaglia non
ve ne siano ma perché non v'è chi piuttosto osa additarli.
A sfidare il silenzio è tuttavia lunedì sera la parola creatrice che si fa dramma
impudico su di un palco teatrale che diviene - anche a Battipaglia - il luogo
delle scomode rivelazioni, forse il solo quadrato di civiltà, insieme a qualche
altro pulpito, dal quale si leva con coraggio una denuncia altrove sommersa da
bieche connivenze. Quel teatro sociale che pur finisce col procurare prurito a
chi non ha cuore per intendere, ma solo mani per strozzare famiglie disperate.
In scena: Alfonso Rubini, Carmen Santoro, Monica Di Biase accanto all'esordiente
Titti Cerrone e ad Alberto Franco, dal grande schermo di ritorno sul palco.
Ad evocare I'atmosfera 'umida' del bassifondo napoletano, le musiche e la voce
di Mino Remoli. Così Gennaro Colangelo: "Si tratta di una vicenda dura e aspra,
ma profondamente legata al territorio cui da sempre è attento, con messinscene
come queste, il teatro di ricerca, per l'appunto il Teatro Bretoni, che va
ormai da anni affiancando col suo programma quello del più rinomato Teatro Garofalo.
La regìa, sia chiaro, non è mia: ho voluto condividere con Rubini ed altri amici
questa escursione nel mondo 'sotterraneo'". Colangelo lo sa benissimo se l'attore
finge. Le sue battute - quelle si - dicono il vero.
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