Italia Oggi
- 18 Gennaio 2005
In Campania via a piano per la tutela
Un bollino blu per la mozzarella
DI EDUARDO CAGNAZZI
Un piano ad hoc per tutelare e valorizzare la produzione della vera mozzarella
di bufala e la qualità dell'intera filiera di produzione. È quanto si propone
Galaxia via lattea, l'associazione che ha promosso un'intesa fra gli operatori
del settore caseario della Piana del Sele e le associazioni imprenditoriali,
tra cui la Cna, finalizzata alla valorizzazione dell'alimento e, della filiera
nell'ambito del patrimonio ambientale, culturale ed enogastronomico della
provincia di Salerno. Oggi la qualità del prodotto è messa in pericolo dai
tentativi di riforma del disciplinare portato avanti dalla grande industria
agroalimentare che punta a lavorare la mozzarella anche con il latte pastorizzato
con lo scopo di allungare il periodo di conservazione. Soluzione che, secondo il
coordinatore della Cna Campania, Francesca Geremia, "renderebbe la mozzarella di
bufala simile a quella realizzata dai grandi marchi nazionali, a scapito della
tipicità. Un tentativo che se andasse in porto comporterebbe il rischio di
saturare il mercato con conseguente calo dei prezzi e sovrapproduzione di latte
che non troverebbe facile collocazione nella trasformazione. Oltre ad abbasare
la qualità del prodotto, che invece va salvaguardata attraverso la ricerca, la
collaborazione fra tutti gli operatori interessati e una serie di controlli in
termini di sistemi di filiera". È per questi motivi che Galaxia affianca gli
allevatori e le imprese di trasformazione in difesa del prodotto. "La mozzarella
di bufala", sostiene il presidente di Galaxia, l'imprenditore Nicola Pietrafesa,
"è infatti un patrimonio nazionale che va difeso dagli attacchi delle
multinazionali, sempre più aggressive nell' imporre prodotti industriali ben
lontani da quelli tipici per qualità e gusto, ma anche da speculazioni produttive
che rischiano di devastare l'ambiente e il territorio". La mozzarella di bufala
campana cresce a un tasso annuo del 6%, con un giro d'affari pari a circa 260
milioni di euro. Prodotta essenzialmente nel Basso Lazio, nel Casertano e nel
Salernitano, si conferma come il quinto formaggio Dop italiano, dopo Grana Padano,
Parmigiano Reggiano, Gorgonzola e Pecorino Romano, con una produzione reale stimata
di 38 milioni di chilogrammi. Il 36% viene venduto al Sud e nelle Isole, il 24%
nel Centro Italia, il 26% nel Nordovest, il 14% nel Triveneto.
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