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Indice Rassegna Stampa

 

CONCERTANDO - Settembre 2005


NICOLA PIETRAFESA, PRESIDENTE DI GALAXIA, VIA LATTEA

" Comparto caseario e territorio sono un connubio inscindibile"

La voglia di cambiare la cultura nel settore ha fatto nascere un'associazione con imprenditori e società civile.


Quaranta imprenditori, e non solo, in maggioranza del comparto caseario, decidono di mettersi insieme; decidono che è tempo di modificare la "cultura imprenditoriale" che anima questo settore, coinvolgendo la società civile, il mondo culturale, sociale, scolastico, con attività mirate alla valorizzazione del prodotto, della mozzarella. I quaranta sono chiamati da Nicola Pietrafesa, titolare del caseificio "Latticini salernitani". Nasce cosi, era il 2000, Galaxia-via Lattea. Non è un'associazione come tante, è l'associazione che punta a rilanciare prodotto e comparto senza impiegare risorse finanziarie, leggi e stratagemmi, ma solo risorse culturali e sociali, il pensare, il fare. Un'azione difficile, ma importante; un sfida bella, entusiasmante, in un momento delicato anche per un settore che, malgrado la crisi generale, regge, ma che ha bisogno di più qualità, di un impulso, di uomini che credono in un progetto di rilancio complessivo del territorio, che "hanno amore verso il territorio".
Chi fa parte dell'associazione?
"Sono aziende produttive, casearie, attività di allevamento, attività di affinatori di formaggio bufalino e poi, cittadini. Siamo una cinquanta soci, una quarantina di imprenditori".
Come vi fate conoscere all'esterno?
'Abbiano una serie di manilestazioni, concorsi. La festa della bufala, che facciamo l'ultimo sabato di novembre, è senza dubbio la nostra manifestazione di punta. E' un appuntamento tra show, politica programmi. Ma svolgiamo anche attività culturali, abbiamo pubblicato poesie, testi teatrali, con il supporto di Gennaro Colangelo. Poi, abbiamo pubblicato dei testi sul comparto caseario, con esperti internazionali. Ma coinvolgiamo anche i ragazzi, portandoli in aziende medie, e questa è un'attività per noi fondamentale perché il cambiamento di rotta a cui pensiamo deve partire soprattutto dalle giovani generazioni. E abbiamo visto il loro grande entusiasmo".
Attraverso Galaxia si diffonde il valore di questo settore?
"lo sono alla terza generazione di imprenditori, ma il nostro settore è stato visto sempre come un settore a parte, senza mai un ragionamento culturale intorno ad esso, come accade altrove, per altre produzioni. Basta dire che tante volte non si sa neppure come si mangia la mozzarella, né si sa che esistono tutta una serie di formaggi, altrettanto importanti, al pari della mozzarella. Noi intendiamo diffondere, sì, il valore di questo settore".
Come si muove il comparto?
"C'è molta immaturità ed improvvisazione, con le dovute eccezioni. Non si studia molto il mercato, non studiandolo in un certo modo i problemi ci sono e restano. Da un paio di anni, poi, il mercato è diventato più difficile, se a questo si aggiungono gli errori di strategia, i problemi aumentano. II fatto è che bisognerebbe salvaguardare la qualità e non la quantità.
Ho sempre detto che, se un giapponese vuole mangiare la nostra mozzarella, deve venire qua e così fruirà anche del nostro territorio. Se noi gliela mandiamo nel suo Paese, rischiamo che un domani la producano anche là. A questo si aggiunge anche un problema di freschezza di prodotto che, dopo 15 giorni, non è completamente assicurato".
Più prodotto significa più latte e più bufale?

I NUMERI DEL SETTORE

La provincia di Salerno può contare su circa 70-80 mila capi di bufala. La concentrazione è nell'area tra Paestum-Battipaglia-Altavilla ed Albanella. Basti pensare che solo ad Albanella ci sono ben 9000 capi, su 6000 abitanti. Ogni capo produce dai 10-14 litri al giorno.
Nella sola area dop (Salerno, Caserta, sud Lazio), però, i capi complessivi sono circa 200 mila. Dieci anni fa, invece, erano appena 70-80 mila capi, quanti sono ora nella nostra provincia. Una crescita esponenziale, importante, che ha fatto crescere la produzione, ma senza intervenire sul settore, regolarizzandolo, soprattutto sul fronte del mercato del lavoro, dove oggi esiste una fetta anche consistente di lavoro sommerso. "Naturalmente, per fare più prodotto ci vuole più latte e più bufale sul territorio. Ed il nostro è territorio votato al turismo, con la necessità di salvaguardare le produzioni tradizionali, paga anche lo scotto di una presenza di così tanti capi, con odorini delle bufale dove non dovrebbero esserci, con un mare non proprio cristallino. Anche questo è motivo per cui i turisti non vengono o ne arrivano pochi".
E' servita la Sovvenzione globale, così pubblicizzata per i fondi disponibili, ad avviare alcune attività?
"Non ha avuto un grande successo, malgrado le risorse impiegate. C'è solo una grossa iniziativa, quella di Talenti, che tra qualche mese dovrebbe partire. Ma i fondi per la filiera bufalina, pur arrivati, sono stati spesi, a mio avviso, in maniera non mirata. Ci sono iniziative che non hanno prodotto risultati. E cosi paghiamo sempre noi, come territorio".
Cosa, chi funziona nel comparto?
"Funziona chi si alza la mattina con la voglia e l'entusiasmo di lavorare. Anche se, ad esempio, tutti dovrebbero avere la possibilità di trovare un mezzo per andare a lavoro, strade libere per farlo... Perché un comparto funzioni, deve funzionare tutto ciò che ruota intorno ad esso"
E la crisi, si sente? In che misura?
"Le difficoltà ci sono anche in questo settore. La conquista di sempre più mercati ha fatto ridurre il prezzo di vendita, così si è ridotto il margine di guadagno da reinvestire, ma ci sono anche molti lavoratori a nero. Ricordo l'oro rosso, settore distrutto, così il tabacco. Abbiamo l'abilità di distruggere le ricchezze del territorio. II caciocavallo, ad esempio, è prodotto nostro, ma ci sono i dop come il Valpadano. Ci sono aziende che hanno tolto le vacche e a cui abbiamo venduto noi le bufale trovando terreno fertile per nuove attività. La fase è delicata, con una crisi che comunque è meno sentita che in altri settori".
Come sì adeguano le aziende?
"Ognuno fa la propria parte, si attrezza per fare formazione al proprio personale. E poi, c'è la qualità della vita cui guardare, anche dì chi lavora. Per questo sono un fautore della chiusura domenicale. Personalmente l'applico".
Esiste concorrenza estera?
"Per ora no, ma tra tre-quattro anni credo che ci sarà, eccome. Ci sono Paesi come l'India, il Pakistan, ma anche la Cina, che hanno un elevatissimo numero di capi. Noi, a differenza loro, abbiamo un'esperienza alle spalle, le nostre bufale sono selezionate per la produzione di latte. Ma anche questi Paesi, soprattutto l'India, si avviano a farlo e si rivolgono a noi per essere aiutati. Loro hanno i capi e certamente sono i futuri concorrenti, tra qualche anno, anche se per ora sono ancora all'anno zero".

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